Sulla copertina dell'ultimo libro di Éric Vuillard - lo scrittore francese de La guerra dei poveri , dove rimette il popolo al centro della Rivoluzione del 1789, o de L'ordine del giorno (Premio Goncourt 2017), sui capitalisti che finanziarono il nazismo - c'è un giovane spavaldo e ci guarda negli occhi: alle sue spalle una ragazza lo cinge con le braccia mentre con la mano destra impugna in modo negligente una pistola. Vuillard dice che l'immagine è all'origine di questo nuovo Gli orfani. Una storia di Billy the Kid (come tutti i libri di Vuillard edito da e/o), anche se quel giovanotto non è affatto Billy, ma il modo in cui i due ci affrontano, ci sfidano, il grado di irriverenza che trasmettono è eccezionale. Quella foto, sostiene, gli ha dato una chiave di interpretazione dell'epopea del west e della storia americana. E poi il tipetto della riproduzione avrebbe potuto essere benissimo Billy, anche se si tratta probabilmente (ma niente è certo quando si parla dei desperados , sia chiaro) di Jesse Evans, un metà cherokee a capo di una banda di cui per un po' fece parte anche the Kid: la violenza e lo spazio sconveniente di libertà che i due esprimono è totale, ci soffiano in faccia il loro respiro oltraggioso e noi guardiamo il riflesso delle loro vite tumultuose, l'indipendenza e la violenza che indossarono, ma anche la fragilità dei vagabondi, l'instabilità, le notti all'aperto sotto una coperta sporca, i cavalli rubati, le fughe. Ed è questa evanescenza che sta a cuore a Vuillard. (...) Una visione antagonista quella di Vuillard, lui è sempre stato così. Ma la poesia, l'acutezza, il potere evocativo con cui raffigura questi giovani ribelli sono così forti e convincenti. Ci aspetta la morte del Kid a soli 21 anni: è il 14 luglio 1881, lo insegue lo sceriffo Pat Garrett, di cui è stato anche amico. Billy si è rifugiato nel solito nascondiglio, a Fort Sumner. È notte, Pat si introduce in una stanza, Billy ha sentito dei rumori, entra, chiede « Quién es ?» due volte, gli risponde uno sparo. Ora ci pare di sentire la magica ballata di Dylan Knockin'on Heaven's Door , ci pare di vedere la faccia di Kris Kristofferson che impersona il Kid nel film di Peckinpah, e, anche se Vuillard ha voluto togliere ogni aura di leggenda al giovane pistolero del west, noi avvertiamo addosso la polvere del deserto e nuotiamo nel mito.