Una saga familiare in forma di novella: è anche una sfida editoriale quella che Sandro Ferri, figura centrale dell'editoria italiana e fondatore, insieme alla moglie Sandra Ozzola, della casa editrice e/o, affronta con Altro l'anima cerca, pubblicato dal suo stesso marchio. Un romanzo breve che prosegue, con altri mezzi, il percorso autobiografico già avviato nei saggi-testimonianze I ferri dell'editore e L'editore presuntuoso ( entrambi editi da e/o), in cui Ferri aveva esibito l'officina del mestiere e raccontato la nascita, nella camera da letto della coppia, di un marchio inizialmente di nicchia, poi esploso con il successo mondiale di Elena Ferrante. Qui, invece, l'autore si mette in gioco sul piano della fiction autobiografica, con la nonchalance di chi quel mondo lo conosce a fondo, condensando in poco più di 130 pagine una storia di vita - la sua - che guarda al passato attraverso la figura del padre e al futuro attraverso quella della figlia Eva.
Il libro prende in prestito il titolo da La satrapia di Konstantinos Kavafis, poesia sul contrasto tra le grandi ambizioni umane e la pochezza della realtà, e intreccia sogno, esperienza e immaginazione, ricorrendo con ironico distacco all'espediente dell'onironautica: una tecnica di consapevolezza che permette di esplorare e, in parte, governare i propri sogni. A introdurlo è uno psichiatra-ipnotista «ai limiti del ciarlatano», che gli impartisce alcune lezioni profumatamente pagate. «Mia moglie Sandra - scrive Ferri - aveva tentato invano di dissuadermi. Ma stavo male in quel periodo, male di capoccia, e aveva deciso di lasciarmi fare».
È grazie ai sogni lucidi che Ferri ricostruisce la storia del padre Rigo: volontario in Africa a diciott'anni, partigiano alla guida di una brigata di anarchici e comunisti in Romagna, giocatore d'azzardo, imprenditore di abbigliamento sportivo di successo negli Stati Uniti, morto in un incidente stradale in Normandia, dentro una Maserati.
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Altro l'anima cerca si può leggere come l'educazione sentimentale di tre generazioni alle prese con la propria idea di libertà e con il prezzo che tutte comportano. «Vivere si doveva», recita un verso di Umberto Saba. «Forse la libertà nasce da questa consapevolezza di essere responsabili - riflette Ferri -. Dobbiamo vivere, dunque facciamolo a modo nostro, con l'orgoglio delle nostre scelte».