«Sono molto diversa da lei, ma ammiro profondamente il suo coraggio, la sua combattività, il suo rialzarsi sempre, e il non rinunciare alla propria parte di felicità. Mi tocca la sua giovinezza e anche la sua solitudine». Così Adelaïde de Clermont-Tonnerre su Milady , una delle antagoniste più storiche della letteratura, femmina fatale contro i Tre moschettieri. Il romanzo, che ha vinto in Francia il Prix Renaudot 2025, è uscito ieri in libreria con Edizioni E/O ed è ospite al Circolo dei lettori sabato alle 11.30, per la prima edizione di Francesissimo.
Quale ispirazione l'ha condotta a Milady?
«Nell'estate dei miei dodici anni ero in un Paese straniero con i miei genitori e avevo dimenticato di portare dei libri. L'unico che trovammo in francese era la trilogia dei Tre moschettieri . Mi innamorai perdutamente di Athos, ero sotto il fascino di d'Artagnan e sognavo di essere Costanza. Naturalmente odiavo Milady de Winter, manipolatrice crudele. Il velo si è squarciato cinque anni fa. Stavo ascoltando con i miei figli una versione per bambini dei Tre moschettieri . Sentii questa frase: "Milady, quella perversa, che a malapena quindicenne ha deviato un prete dalla retta via". È stata una deflagrazione. Si può dire di una ragazza di 15 anni che ha "deviato un prete dalla retta via" quando lui ha dieci anni in più? È normale che un boia decida, senza alcun processo preliminare, di marchiarla a fuoco per vendetta personale? Che dieci uomini la catturino e le facciano il processo al di fuori di ogni giustizia? È accettabile che non abbia un avvocato? Che in nessun momento possa difendersi?».
In Francia definiscono il suo un romanzo di cappa e spada femminista. Da che parte pende di più?
«Cerco di scrivere un romanzo totale, che sfugga ai generi, alle categorie, perché le contiene tutte. C'è cappa e spada, certo, ma ci sono anche momenti di emozione, in cui mi connetto ai personaggi, alla loro intimità, le loro crepe e passioni. Amore, morte, umorismo. Scrivo un libro per una donna, ma non contro gli uomini. L'ho dedicato: "A tutte le donne che ci hanno preceduto, a tutti gli uomini che le hanno difese e amate"».
Dumas apprezzerebbe il suo Milady ?
«Ha creato una delle prime donne potenti della letteratura, anche se resta un personaggio secondario e un oggetto di desiderio e odio. Nel mio libro diventa soggetto. Si difende, seduce, soffre, si rialza, ama, viene tradita, ama di nuovo. Credo che Alexandre Dumas, che era un grande seduttore, ne sarebbe stato pazzo».
Da scrittrice, non da lettrice: il suo rapporto con Dumas?
«Il suo libro è un capolavoro, attraversa i secoli. Ho immaginato di introdurmi nel suo atelier, che è il primo a far lavorare insieme più penne, e di avere il compito di sviluppare questo personaggio femminile, senza mai tradirne la storia».
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