Mi chiamo Jean, ho trentasei anni, sono un medico di base e non sono più capace di piangere ". Baptiste Beaulieu, medico e autore, presenta con queste parole il protagonista del suo ultimo romanzo Dove vanno a nascondersi le lacrime . Una storia dalla semplicità disarmante, eppure così ricca di umanità, quella vera e imperfetta, che guarda negli occhi tutti. L 'autore affida la narrazione a Jean, che da medico del pronto soccorso sceglie di esercitare il suo lavoro in un ambulatorio del sud-ovest della Francia. C 'è un prima e un dopo nella sua storia: il momento esatto in cui i suoi condotti lacrimali si sono stretti a tal punto da impedirgli di piangere corrisponde ai dodici minuti trascorsi in ambulanza per raggiungere un bambino in preda alle convulsioni. Dodici minuti di troppo, quando ne bastavano appena sei, perché la madre del bambino inverte i numeri del loro indirizzo. Dopo un viaggio lontano da quel fantasma che lo insegue, Jean coglie una scintilla nell 'incontro con Edith: "'Prima finisco qui con la paziente AVC (accidente vascolare cerebrale)! '. Édith mi guarda: 'Sarei io, la pa ziente AVC? '. Scusa, Édith. Tu sei un essere umano e io invece sono un idiota [...]. Non lo rifarò più ", dice il narratore. Una scossa, una presa di consapevolezza inaspettata e immediata lo portano a dedicarsi alla medicina di base, dove i malati non sono posti letto, ma persone da ascoltare, toccare, consolare. Si apre così il racconto delle storie dei pazienti che lo hanno segnato di più, dando forma a un 'anatomia umana abitata senza riserve e senza barriere. Sono corpi, voci, gesti, esistenze, enigmi: c 'è la signora Moreno, che vuole rimanere al buio; la signora Chahid, che ha bisogno di parlare e di essere ascoltata; la vecchia femminista Josette, al quinto tumore; il signor Soares, malato cronico; la signora Gonzales, con la protesi al naso a causa di un marito violento; la signora Virginie, con la sindrome dell 'affaticamen to cronico, ma il marito la crede pazza. Come si regge il peso dell 'impotenza di fronte a queste storie? Come si gestisce la rabbia, la frustrazione, il senso di colpa, la compassione, la dedizione, senza piangere? Con estrema delicatezza e ironia, il libro di Beaulieu si dilata nel tempo del dolore e, non da meno, dell 'acce ttazione. Perché, come scrive nel suo esergo citando Fernando Pessoa, bisogna ricordarsi che "anche il giorno muore, e che il tramonto è bello ed è bella la notte che resta. Così è, e così sia".