(...) Gli undici libri impilati sul mio tavolo prendono la via del viaggio di parole, fra lingue culture e orizzonti che si sono parlati per millenni. Hanno costruito ponti verso altri libri, lasciando dietro le risonanze dei viaggiatori arabi come Ibn Battūta e Ibn ǧubayir, di avventurieri, artisti e soldati: tra le pagine riaffiorano la povera Marga, che morirà ammazzata a bordo del suo yacht Djéïlan e il cui corpo non sarà mai ritrovato, Lawrence d’Arabia e gli hascemiti, l’oppio illegale e nascosto a Tehran, Michelangelo in un irreale ma verosimile viaggio dal Gran Turco e la fredda Siberia. Scivola comodamente addosso a Énard l’etichetta di contrabbandiere che traghetta le sue storie da una riva all’altra del Mediterraneo disegnando una mappa ideale, mai dimentico di quelle mille e una notte occorse a Shahrazād per convincere il re che i racconti sono meglio delle stragi.