Forse un giorno avrò anche io un eroe ricorrente, che torna ad ogni romanzo. Ma per ora no. Se hai sempre lo stesso protagonista, non puoi includerlo tra i possibili colpevoli. E non puoi neanche farlo morire». Michel Bussi è il contrario dello scrittore seriale, che va tanto di moda oggi. A ogni romanzo, cambia tutto: personaggi, ambientazioni, temi. E il lettore deve ricominciare da zero. «Non voglio annoiarmi. All'inizio della mia carriera racconta - avevo creato una brillante giornalista, per farla occupare di altre inchieste, nei libri successivi. Ma poi c'era sempre un'idea diversa, che si imponeva». MONET Lo scrittore francese, che incontriamo a Roma tra una presentazione e l'altra (ieri era ai Granai), ha lo sguardo bonario e sorridente. Suo è uno dei thriller più intriganti degli ultimi anni, Ninfee Nere (2016) che ha fatto incetta di premi. Era un libro ambientato nel Paese dove ha vissuto e dipinto i suoi capolavori il genio dell'impressionismo Claude Monet: Giverny, in Normandia. Dove una serie di omicidi rompe la routine quotidiana. «Quel romanzo - dice Bussi - è nato davvero per caso. Avevo un'idea per una storia che, per inciso, era soltanto una sceneggiatura. Poi in Normandia, dove vivo, si è tenuto un festival per celebrare il centenario degli impressionisti e il mio editore mi ha suggerito di pensare a una storia sul tema. Ma io non sapevo cosa scrivere. Ho provato a vedere se quel mio vecchio racconto con tre donne protagoniste potesse essere ambientato nel villaggio di Giverny. Non ne ero affatto convinto, temevo stravolgesse tutto. Invece, proprio questo innesto si rivelò il suo punto di forza». L'ultimo romanzo di Bussi, Le ombre del mondo , indaga su una pagina nera della Storia, il massacro dei Tutsi in Ruanda. «Prima di diventare scrittore, ero professore di geografia politica (all'Università di Rouen, ndr). Ho iniziato nel 1994, l'anno del genocidio. Mi sono quindi subito interessato alla vicenda e ho anche seguito le tesi degli studenti sull'Africa e la democrazia. Ci sono voluti vent'anni per scrivere questa storia in forma di romanzo e pubblicarla. Un tempo richiesto dalle testimonianze dei sopravvissuti, dal lavoro dei giudici». Il libro racconta anche le responsabilità francesi in questa vicenda, che causò - secondo le diverse stime - da 800mila a un milione di morti. «Il lavoro degli storici è finito, la responsabilità francese è stata riconosciuta, anche dallo stesso presidente Macron, così come dal lavoro di una commissione storica incaricata dal governo francese. Ma restano ancora molte zone d'ombra». (...)