Sembrava un romanzo sulla siccità: «Una primavera così secca non si vedeva da anni» (l'incipit, la prima riga), «Ogni giorno il paese sembra raggiungere il punto massimo di avvizzimento, un punto di non ritorno». Ma La radura di Alessandra Castellazzi non è un romanzo sulla siccità. Sembrava un romanzo in cui a farla da padrone sarebbe stato il paesaggio, e del paesaggio si parla effettivamente in modo raro per pagine e pagine. Ma non era un romanzo sul paesaggio. Sì, c'è stata un'alluvione devastante, c'è ora la siccità, l'adolescente Viola - la protagonista - invoca una pioggia salvifica, ma c'è soprattutto sua sorella Greta che è misteriosamente scomparsa proprio dopo l'alluvione. A questo punto possiamo dire "fuochino" rispetto al cuore del romanzo. Che, con grande perizia, vira e diventa ciò che è: un genere particolare di favola nera, tra horror mistico e fantascienza. La radura è un luogo fisico e metafisico insieme, tra il fiume, il paese e «campi, campi, campi. A perdita d'occhio», «una linea tra due mondi», «è viva e ha una volontà», tempio e divinità silvestre insieme, con un forte potere, chiama e respinge chi vuole. La radura è il Dio dei mistici: regala estasi indicibili ma anche terribili crisi di fede, si aspetta qualcosa che non si sa cosa sia e non risponde a chi gli urla «dimmi cosa vuoi da me», ti dà la sensazione di essere esattamente dove devi essere poi di nuovo ti abbandona all'angoscia del dubbio e risponde con il più crudele dei silenzi all'esasperato «perché non mi parli?», per poi regalare ancora una fede cieca e giustificatoria: «la radura è un miracolo. I miracoli si manifestano, non parlano». Il romanzo dice però che, per quanto la radura abbia un potere di attrazione quasi invincibile, chi è scelto - solo giovani donne - può a sua volta scegliere: annullarsi in quel Tutto o restarne fuori? Senza sapere in ogni caso se lasciarsi catturare e inghiottire sia «la fine o un inizio». C'è una sola eccezione, quella dell'anziana Rachele che si è negata alla radura l'unica volta che ha avuto la possibilità di decidere ma sembrerebbe essere stata prescelta «come messaggera e custode, serva e sacerdotessa», scombiccherata, fedele Vestale, profetica o delirante. Cosa sceglierà Viola?