Ecco come andò, fu così che accadde, e non manca nessuno, ci sono tutti i personaggi che concorsero agli eventi posti agli albori della civiltà, del pensiero, del linguaggio, dell'immaginario che ci appartengono, all'origine del mito, dell'epos, della storia, della tragedia vissuta e recitata che ci fanno essere e che siamo: i Troiani e gli Achei, la stirpe di Priamo e gli Atridi, Achille «la bestia» ed Ettore «nuvola scura», Pentesilea, la regina delle Amazzoni e tutta la sua schiera, Odisseo «osservatore penetrante» e «il tarchiato Agamennone», Polissena la seduttrice e Clitennestra la vendicatrice, Enea che trasforma l'eroismo in un'incarnazione della pietas e Anchise che rompe il connubio tra l'istanza paterna e lo Stato per farsi padre materno. Ci sono gli dèi, Apollo luminoso e lupesco, Atena la guerriera, la vergine Artemide e, divinità ambivalente, venerata in segreto, Cibele. C'è Elena, naturalmente, la più bella di tutte, e Paride, che malauguratamente la rapì per perderla appena dopo e trascinare la sua gente alla rovina. Tra le rovine di Micene, davanti ai leoni ormai senza testa che proteggevano il varco delle mura aperto sulla fortezza, c'è poi colei che aveva visto tutto, che lo aveva previsto e lo vedeva mentre stava per compiersi.
Chi era? Si chiamava Christa Wolf, e proprio lì, tra le vestigia della civiltà micenea, lasciò che prendesse la parola e parlasse attraverso la sua voce la veggente Cassandra. Rileggerla ancora, rileggerla oggi suscita un intenso brivido di commozione; quel che racconta, che raccontava oltre quarant'anni fa nel suo capolavoro più maturo - Cassandra , appunto - ci riguarda. È evidente, è lampante, è scritto a chiare lettere sulla pagina là dove si legge di amore, di paura, di potere, di desiderio, di lutto, di nostalgia, di sogno, di bellezza, di dolore. È scritto con la forza dirompente di una parola classica e viva, nitida e tanto densa e polivalente che ritornarvi non fa che consentirci di estrarne e goderne l'inesausta ricchezza. Un documento politico? Anche, ma non solo. Un esempio preclaro di scrittura squisitamente femminile? Certo, ma non basta. Che l'autrice, intellettuale impegnata e donna, fosse tra le coscienze più lucide della Germania Est non è un dettaglio.
Christa Wolf, indubbiamente tra gli autori più grandi del Novecento europeo, è stata la più importante scrittrice tedesca orientale e dentro di sé, sulla propria pelle, «nel fondo più profondo, nell'intimo più intimo - dice Cassandra - là dove corpo e anima non sono ancora divisi», soffrì la divisione dei due blocchi che correva attraverso il suo Paese. Collocarla su quella linea significa sì metterla al suo posto, comprenderla dentro il contesto storico e sotto le spinte delle tensioni geopolitiche che seppe captare ed elaborare con lucidità di veggente. A maggior ragione, a oltre 35 anni dalla caduta del muro di Berlino e alla vigilia del centenario della sua nascita - Christa Wolf nacque il 18 marzo 1929 a Landsberg, oggi Gorzów, nella zona prussiana oltre l'Oder poi divenuta polacca; morì a Berlino nel 2011 - il tempo rende giustizia alla sua perspicacia, alla sua passione per la verità e all'autenticità di un'opera che non fu il dettato di una contingenza del momento.
Abbiamo ancora tempo per rileggerla in toto, l'invito, accolto con gratitudine, arriva dalla casa editrice e/o che la pubblicò negli anni Ottanta e Novanta nella traduzione perfetta di due maestre, Anita Raja e Maria Teresa Mandalari e che da oggi in tre anni, entro il 2029, si propone di ristampare tutti i suoi libri. Si comincia da Cassandra , il suo racconto più amato, dove racconto è riduttivo per un testo che, in poco più di 140 pagine, si offre con un peso specifico incomputabile, fitto com'è di una folla di figure splendenti e umbratili, emblematiche ed enigmatiche e, pure, intimamente perscrutate, fitto di un groviglio di sensazioni acutamente catturate, di un concerto di evocazioni che non cessano di risuonare. E, insieme al drammatico monologo della profetessa inascoltata, tornano in libreria quelle Premesse a Cassandra in cui Christa Wolf, in quattro lezioni universitarie tenute a Francoforte, onorando la tradizione inaugurata da Ingeborg Bachmann di far presentare direttamente dagli scrittori i tratti della loro poetica, raccontava con l'appassionata schiettezza, l'intima urgenza che caratterizzano la sua intonazione l'incontro con il suo personaggio. (...)