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Nella distopia reale dell'apparenza

Autore: Guido Caldiron
Testata: Il Manifesto
Data: 20 gennaio 2026
URL: https://ilmanifesto.it/aisling-rawle-nella-distopia-reale-dellapparenza

Ogni gesto, anche il più intimo, merita un premio: da un pettine di plastica fino a profumi e gioielli. Dormire da soli è vietato, restare senza un partner, anche solo apparente, apre la strada all'esclusione dal gioco. Non a caso i partecipanti sono dieci ragazze e nove ragazzi: la sfida a non restare da soli inizia così fin dalle prime battute, già quando i partecipanti si incontrano per la prima volta iniziano a pensare a chi potranno lasciare inesorabilmente indietro. Al centro del convincente romanzo d'esordio della scrittrice irlandese Aisling Rawle, La vita facile (edizioni e/o, traduzione di Edoardo Andreoni, pp. 358, euro 19,50), c'è il microcosmo di un reality show dove l'ambizione personale, il desiderio di possesso di beni e status, la voglia di piacere e di affermare per questa via se stessi sembra spingere i giovani partecipanti oltre ogni limite. Al punto che con evidente maestria, l'autrice, cresciuta in un villaggio dell'Irlanda occidentale ma che ora vive e insegna a Dublino, trasforma una storia dominata dalla fragilità e l'insicurezza dei giovani protagonisti in una sorta di romanzo di formazione la cui tensione narrativa cresce senza sosta fino a raggiungere atmosfere degne di un thriller. Le traiettorie dei personaggi, a partire da Lily, la protagonista, descritta come «una ventenne bella e annoiata», finiscono così per tracciare i confini di un mondo che per quanto sia costruito ad uso e consumo delle telecamere mette in scena una rappresentazione estrema e selvaggia della realtà in cui siamo tutti, in un modo o nell'altro, immersi.

Come è nata l'idea di scrivere un romanzo incentrato su un reality show, in qualche modo una fiction che racconta una fiction?

La struttura del romanzo era secondaria rispetto alla storia stessa. Avevo in testa l'immagine di due ragazze che si svegliavano in una splendida casa e scoprivano intorno a sé i corpi di altre belle ragazze che dormivano come loro. Quando ho trascritto la scena, che sarebbe poi diventata l'apertura del libro, mi sono resa conto che era così assurda che poteva trattarsi solo di un reality show. Giocare con questo tipo di struttura narrativa è stato uno degli elementi più soddisfacenti del lavoro: volevo che tutto avesse un alone superficiale, un alone di falsità e che Lily e il lettore dovessero in qualche modo filtrare. (...)