Potevano farli a Manhattan o Stoccolma, i mondiali, sarebbe stato più o meno lo stesso.
L'occasione per parlare di Africa, lotta alla povertà, politiche per lo sviluppo è stata completamente persa.
Alcune organizzazioni ci hanno provato a mettere l'argomento sul piatto - alcune hanno avuto la sfortuna di associare il proprio marchio all'immagine di Lippi, non esattamente vincente o accattivante - ma il grosso del sistema d'informazione non s'è manco reso conto di dove si giocava.
La RAI ha fatto anche di meglio.
Come noto, sino ai quarti si è accaparrata i diritti per una sola partita al giorno, di solito quella della sera (eccezion fatta per quando al pomeriggio giocava l'Italia).
Ma ieri 2 luglio, al pomeriggio giocavano Brasile e Olanda, alla sera Uruguay e Ghana.
Nessun dubbio sul fatto che la prima partita avesse non pochi elementi di fascino. Ma la seconda aveva un'importanza storica. Il Ghana, una squadra africana, rischiava di arrivare in semifinale (e stava davvero per farcela, con merito).
Non importa. Il mondo del calcio ha le sue regole che, anzi, la sua regola: si va dove ci sono i soldi, e così la partita del pomeriggio è andata in onda, la seconda no.
Forse siamo proprio stati un po' ingenui, pensando che giocare i mondiali in Sudafrica sarebbe servito a qualcosa.